ho perso le parole alle 21:33 del 23/11/2008
Radiofreccia

La mia passione per la radio è nota. Quella per Ligabue (inteso come Luciano, il rocker di Correggio) anche.
Quella per le bionde è un po' più recente delle prime due, mentre gli occhi azzurri sono sempre stati il mio "punto debole".
Nonostante sia già passato qualche giorno, ho ancora in testa il concerto di lunedì scorso al teatro Valli di Reggio Emilia e non ancora sazio sto riascoltando i "vecchi" cd del Liga (adesso è il turno di Sopravvissuti e Sopravviventi).
Sarà che l'ultimo concerto, a Verona, fu un disastro che la compagnia di questo concerto (arrivata quasi per caso) è stata perfetta ma oltre alla musica ho voluto rivedere anche Radiofreccia.
Sicuramente un film senza pretese, anche se la colonna sonora - con la bellissima "Ho perso le parole" - da sola vale "il prezzo del biglietto".
L'Emilia è difficile da capire, un po' come le belle donne, ma quando la capisci ti innamori. Radiofreccia sa di Emilia, di quell'Emilia verace fatta di cose semplici, bar (Guccini nella parte del barista Mario è strepitoso) e personaggi.
Radio Raptus, che diventerà poi Radiofreccia, è un po' un sogno per me. Il monologo di Stefano Accorsi alias Ivan Benassi detto Freccia è quello che vorrei dire; e lo vorrei dire di notte proprio come lui.
Leggerò anche "Fuori e dentro il Borgo", il libro sempre di Ligabue dal quale è tratto il film.
E la ligamania continua.

















